La location del “Si”

IMG_0229Una settimana prima di fare la amniocentesi, per allentare la tensione che ci stava divorando, abbiamo iniziato a parlare seriamente del nostro matrimonio. Mancano solo 11 mesi e a dicembre, se tutto va bene, arriverà il bambino, quindi il tempo stringe e mi pare di aver capito che ci siano molte rogne da sbrigare in merito.

Abbiamo iniziato a parlare del posto dove poter festeggiare in tranquillità e devo dire che siamo stati subito concordi sul fatto di voler evitare la solita villa con piscina, che tanto io non so nuotare e giusto in 4 avrebbero fatto il bagno.

Volevamo però inserire il mare in questa cornice, quindi, dopo aver interpellato Google, ci siamo messi a sfogliare le immagini di una location che da sul porto di Santa Marinella. Dieci minuti dopo avevo già preso appuntamento per il giorno seguente. Ho messo subito in chiaro con la responsabile, che non avevamo la più pallida idea di come voler organizzare l’evento, del numero dei parenti, né del giorno che avremmo scelto.

“Glielo dico con franchezza, siete il primo step di quella che potrebbe essere la nostra organizzazione. Non voglio farvi perdere tempo, vorremmo solo venire a visionare il posto, per valutare e capire cosa fare.”

Mi é stato detto che era normale, che il giorno dopo ci avrebbero illustrato il loro modus operandi e che non ci avrebbero messo fretta.

Immaginate l’emozione..ed immaginate il terrore e la rabbia, perché ovviamente siamo arrivati in ritardo, come nostra consuetudine. Fortunatamente, ad accoglierci, c’era una signora disponibilissima, di una gentilezza disarmante, che ci ha introdotti nell’ambiente lasciandoci il tempo per guardare, pensare e metabolizzare ogni dettaglio. Appena varcata la soglia, ci siamo resi conto che le foto del loro sito web, non rendono minimamente giustizia alla bellezza del posto, perché vanno a minimizzarne la bellezza decadente. “Sembra una villa siciliana di altri tempi”, ha detto lui. Ci siamo guardati e siamo finiti immersi nel verde. Sapevo che é possibile celebrare matrimoni anche lì, all’aperto, ma mi é stato spiegato che si effettuano solo riti civili, quindi ce lo hanno sconsigliato dopo aver saputo che vorremmo celebrare anche il battesimo del bambino. Abbiamo passeggiato in un enorme giardino che da sul mare, c’era un caldo pazzesco e dalla balaustra si vedevano le onde che si infrangevano sugli scogli. Ci siamo messi a guardare il panorama ed abbiamo capito, forse in quel momento, che non avremmo voluto festeggiare in nessun altro luogo del mondo. Il giardino é semplicemente meraviglioso, ricco di fogliame, di verde e, soprattutto, non é troppo lezioso. Ha un aspetto abbastanza wild che mi ha molto rassicurata, ho immaginato i bambini correrci dentro senza rischio di rompere nulla e la mia libertà nel poter camminarci coi sandali. Impagabile. Avevo mille domande da fare ma ho preferito godermi la quiete del momento. “Respira, hai un anno per rompere le balle, ora sii serena e guarda, guarda tutto, pensa a quanto potrebbe essere bello”.

La magia del momento é stata poi interrotta dalla brochure col listino prezzi che ci hanno consegnato. Una cifra a dir poco impegnativa. Onestamente ce lo aspettavamo, ma speravo nel miracolo. Tuttavia, lui, ha insistito per prendere un secondo appuntamento col responsabile del catering, ed io non mi sono opposta. Non ha voluto nemmeno considerare l’ipotesi di andare a vedere altre location, tanto era rimasto colpito da quella. Così due giorni dopo siamo tornati, e ci é sembrata ancora più bella. C’era un po’ di fermento, avevano un matrimoniale da organizzare nel pomeriggio. Una ragazza stava consegnando dei segnaposti bianchi coi fiorellini blu, altri giovani portavano vassoi con cibarie di ogni sorta. Tutti gentili, tutti sorridenti. Siamo stati accolti in ufficio da un signore molto simpatico, sulla cinquantina. Pochi convenevoli, vi mostro il menù. Foto a non finire di allestimenti meravigliosi, cibi che  nemmeno 600 invitati riuscirebbero a consumare, spose felici, immagini meravigliose, sobrietà ed eleganza unite a braccetto, sedute allo stesso tavolo, la quintessenza della bellezza. Poi lo ho interrotto io, in modo tranquillo ma chiaro.

“Non abbiamo voluto vedere altre location, ne abbiamo intenzione di farlo, perché questo posto ci piace a livelli disumani, trovo la vostra concezione di festeggiamento pressappoco identica alla mia e le giuro che non ho trovato una sola cosa da ridire. Sono assolutamente entusiasta delle vostre proposte, ma c’è una cosa della quale dobbiamo discutere..”

“Non si preoccupi…vi verremo incontro”

Ho messo in chiaro che non avevamo velleità di nessun tipo, che era nostra intenzione poterci sposare da loro perché riteniamo entrambi che nessun posto potrà mai entusiasmarci altrettanto…però non potevamo, con un figlio in arrivo, spendere 15000 euro di catering, che sarebbero stati comunque pochi per il servizio che offrono. Come promesso, ci hanno accontentati. Abbiamo scelto un pacchetto conveniente che ci consente di non pagare l’affitto della struttura, ci hanno fatto un notevole sconto su tutti gli addobbi, includendo nel contratto anche la torta nuziale e quella del battesimo. Abbiamo riservato anche la data, che casualmente era l’unica libera del periodo che avevamo preso in esame, e guarda caso, é quella del nostro anniversario. Detto questo, ci hanno stampato il contratto. Appena ha preso la penna in mano lo ho bloccato e gli ho chiesto, seriamente, se fosse sicuro.

“Sicuro della data? Si sì, mi va bene..”

“No, dico..sicuro in quel senso..”

“Ma vaff… 😊”

Ha scarabocchiato qualcosa sul foglio e ce ne siamo andati, mano nella mano, come eravamo entrati. Il 21, quindi tra pochi giorni, abbiamo appuntamento con la responsabile, la quale ci darà maggiori dettagli sulla organizzazione. Sono così emozionata!! Non pensavo potesse essere così bello programmare un evento come quello..

Mente eravamo nel giardino, a pochi passi dalla nostra macchina, gli ho detto

“Ale..ma chi lo avrebbe mai detto che un giorno saremmo finiti a parlare di questo..?”

“Ale..abbiamo fatto di tutto per arrivare fin qui..a me sembra logico”

A me sembra soltanto un sogno bellissimo e, per una volta, vorrei godermelo il più possibile!

 

 

La Puglia nel sangue

IMG_0228 Tre dei miei nonni erano del Sud, ed é nelle loro rispettive città che ho trascorso le estati più belle della mia infanzia, persa tra le meravigliose spiagge di Palermo e tra i trulli di Alberobello, patteggiando in cuor mio per la Sicilia, perché dai, non pensavo fosse possibile fare altrimenti..ed invece avrei dovuto capire subito che le cose sarebbero andate diversamente. Mia nonna materna, emigrata a Roma negli anni 50 dopo essersi sposata, ha sempre ignorato di aver raggiunto la Capitale, continuando a mantenere, nel tempo, gli usi e costumi del suo piccolo paesino in provincia di Bari. A casa sua non ce le trovavi le merendine del Mulino Bianco. Ci stavano i taralli. Grossi, duri, secchi, che noi nipoti sgranocchiavamo come se niente fosse. Nella sua vecchia cucina di formica anni 70, non mancavano mai due belle forme di cacio cavallo appese al muro, e quando venivano i parenti da giù, era sempre una festa, che non si sa come, ma nella macchina, oltre a cinque zii e rispettive valigie, ci stavano sempre le trecce di mozzarella, le friselle, i taralli, i fichi secchi con le mandorle, le cartellate fatte col vin cotto ed i dolcetti secchi di pasta reale, con la ciliegina rossa o verde, che io scartavo quasi sempre poiché troppo dolce. Non parliamo poi degli gnummareddi, che anche noi ragazzini mangiavamo, tanti e ben cotti, col loro irresistibile odore di frattaglie. Poi sono arrivati gli anni della adolescenza, i viaggi verso il sud sono diminuiti, i nonni sono morti quasi tutti, tranne una, lei, la pugliese, la donna che ho amato ed odiato più di tutti al mondo. Con lei pensavo si sarebbe chiuso uno dei capitoli più controversi e belli della mia esistenza, invece no, invece dovevo tornare a respirare la sua stessa aria per capire.

Mia nonna é morta il 5/12/17 e sono scesa con la mia famiglia a darle un ultimo saluto da viva, per tornare poi una settimana dopo ed accompagnarla al camposanto. Faceva maledettamente freddo quando siamo arrivate, dopo una notte di viaggio in pullman, in questo paesino grande quanto Monteverde, coperto di nevischio e di un freddo che ti segava le ossa. Faceva freddo e mi sentivo disorientata, in un luogo ostile, pieno di dolore.

La settimana dopo sono scesa con Lui, per il funerale. Siamo rimasti solo un giorno, a causa del lavoro. Appena ho rimesso piede nella piazza del paese, alle cinque di mattina, mio zio (cresciuto a Roma ma drogato per la Puglia) ci ha portati in un bar a fare colazione con un caffè di quelli seri ed una brioche farcita con crema e marmellata. Ho parlato col proprietario del bar e, nonostante il dialetto, sono riuscita a capirlo. Parlava come mia nonna. Tutto, li, sapeva di lei, di quei 35 anni di vita che abbiamo passato insieme. Dopo la funzione religiosa, volevo solo buttarmi sul pullman e ritornare a casa, ma mio zio mi ha detto che era desiderio di sua madre, quasi anche la mia, che tornassimo a vedere quel paese. Tanti anni di assenza potevano bastare. E allora ci siamo messi a girare nelle vie, a guardare i negozi, ad osservare la gente che ci camminava. Ed ho capito che un pezzetto di quei posti io ce lo ho sempre avuto dentro e che ci voleva solo del tempo per capirlo. Poco a poco tutto ha iniziato a diventare familiare…gli odori, i cibi, le persone, la generosità ed il calore di tutti quelli con i quali ho interagito. E mi sono tornati in mente mio zio Pietro ed il coltello per le cozze, zio Stefano ed i fiaschi di vino, zia Antonetta e i barattoli di fichi, zia Melina ed i suoi duecento figli e nipoti (27, per la precisione), mia nonna e mio nonno ed i nostri viaggi in macchina da Roma a Noci con la cassetta di Claudio Villa a manetta. Sono tornata a casa più consapevole.

Ieri ho ricevuto un pacco da giù. Me lo ha portato una signora di Taranto che é venuta a trovare mia mamma. Mi sono messa a piangere come una cretina. Ho sentito profumo di casa ed una nostalgia che non pensavo di poter sentire mai più. Voglio tornare in Puglia al più presto. Sono diciotto anni che non vado per la festa di San Rocco. Se la gravidanza non mi darà problemi, a settembre saremo lì

Risultati e sospiro di sollievo

Lo annuncio con poche parole, perché devo ancora metabolizzare la cosa e, forse da oggi, posso iniziare a pensarci seriamente.

L’esame invasivo, al quale mi sono sottoposta due giorni fa, altro non era che una amniocentesi.

Aspettiamo un bambino, maschio, non affetto da trisomie. Sono entrata nel quinto mese di gravidanza ieri. Se tutto va bene, a Natale saremo in tre 🎉🎉🎉🎉🎉🎉

19 ore di ansia

Lui dorme, io mi sono svegliata da poco. Il giorno tanto temuto é alle porte e siamo talmente tanto nervosi che a stento riusciamo ad intavolare un discorso, di qualsiasi natura questo possa essere. Lo vedo che si aggira per casa con la faccia di uno che, se potesse, spaccherebbe il mondo, cerca di scrutarmi, di intuire quello che pensò anche se non ne ha bisogno. Siamo empatici ad alti livelli. Ieri scherzando, mi ha detto che quando avremo 80 anni non parleremo nemmeno più, che basterà guardarci per fare conversazione. Ho sorriso, ma é stato solo un attimo. Sono talmente tesa che sto prendendo del Buscopan senza nessun risultato, passo il tempo a letto a dormire per non accumulare altra ansia inutilmente. Lui suona, cazzeggia con l’iPad, cerca di non mostrarsi più preoccupato di me, ma non gli riesce. Sono giornate brutte, mettiamola così. Sono stanca anche di sentire la gente, che mi dice di stare tranquilla, ma tranquilla coosa, io me la sto facendo nelle braghe, ho la tachicardia, mi alzo di notte e vado a fumare in balcone, seduta su una panchina scomoda che l’ estate prossima la buttiamo, da sola, al buio, poi torno in camera, mi infilo nel letto e mi copro fino agli orecchi col lenzuolo, che schiatto di caldo ma ho bisogno di qualcosa addosso che mi conforti.

La gente parla e mi dice di stare tranquilla, che magari qualcuno ci é passato, la prassi é semplice, sono i risultati che possono darti una mazzata addosso. “Ti faranno solo un buco, nessun dolore”. “Va bene nel 96% dei casi, non essere negativa”. Eh certo. Quante belle parole…

Non vedo l’ora di avere i risultati. Non vedo l’ora di leggere su un fottuto foglio di carta che sto bene, che stiamo bene, che possiamo tornare a respirare, a vivere come se fossimo due persone normali e non degli zombie che si trascinano per casa.

Nel bene o nel male manca poco. Questo solo mi da coraggio. Il coraggio di andare avanti e di sperare che in un modo o nell’altro ne usciremo.

Inizia il countdown…!

Signore e signori, da ieri alle 13:00 é ufficiale e ve lo dico con due semplici parole, che ancora ho la testa nel pallone è quasi nemmeno ci credo:

nel giorno del nostro quinto anniversario, il 22 giugno 2018, io e Alessandro…

                                                         Ci sposiamo!!! 

Disoccupati e felici..quasi

Dopo mesi di incazzature sul posto di lavoro, andate ad aumentare (guarda caso) dopo aver comunicato la mia condizione di salute, il mio compagno ha gettato la spugna ed é tornato a casa, dopo un pesante litigio. Ho compreso le sue motivazioni ed accettato questa decisione con la massima serenità, perché non poteva fare diversamente, ed io lo sapevo, lo sapevamo entrambi. Ovviamente in ufficio si aspettavano di vederlo tornare, il giorno dopo, ma così non é stato. E quindi stamane, dopo averci fatto arrivare voci su quanto fossero dispiaciuti per l’accaduto, ci é stata recapitata una bella raccomandata dall’avvocato della azienda presso cui ancora lavoriamo, al fine di risolvere “bonariamente” la questione.

Il tutto, ovviamente, nell’unico momento di tranquillità che dovevo avere. Il tutto, chiaramente, perché nessuno ai vertici ce l’ha con noi e desidera rovinarci la vita in questo momento, abbastanza delicato. Il tutto perché esiste gente che pretende di controllare la tua esistenza e di poterne disporre a proprio piacimento.

Per quanto mi riguarda, oggi ho una visita di controllo e vorrei evitare di angosciarmi ulteriormente. E vorrei poter dimenticare di aver lavorato anni per dei vili del genere, ricominciare la mia vita da capo, escludendo loro da qualsiasi pensiero. Non penso di voler intraprendere azioni legali, non mi interessa. Non abbiamo bisogno di quattro spicci e di maledizioni da sopportare per gli anni che ci restano da vivere. Se tutto va bene, a partire dal nuovo anno, avremo altro di cui doverci occupare. Non siamo in una situazione di indigenza economica, anzi. Abbiamo di che vivere ed onestamente, non dovremmo faticare a trovare un altro lavoro sottopagato, quindi su questo siamo molto sereni.

Da quando non va più a lavorare in quel posto, il mio uomo é visibilmente più sereno. Certo, é ancora un po’ teso, inutile negarlo, ma si sta riprendendo. Abbiamo tanti progetti, tanta voglia di riprenderci e mettere una bella pietra sopra questa brutta esperienza lavorativa.

Ho ritirato i risultati delle prime analisi effettuate, non ho un solo valore fuori dalla norma. Questo non vuol dire poi molto, ma in una giornata del genere, ricordarlo non fa male.

Avevo iniziato a scrivere un post, poi il mio iPad impazzito, ha deciso di cancellare ogni singola parola, ed io l’ho interpretato un po’ come un disegno superiore, quindi mi rimbocco le maniche e ricomincio. Avrei molto da fare ma poca voglia. Sono in ansia per i risultati di un esame che andrò a ritirare domani mattina ed ho paura che l’11/7 arrivi troppo in fretta, imponendomi magari delle scelte che non vorrei prendere. Stupide paure di una stupida ipocondriaca, lo so, ma é facile stare dall’altra parte, tranquillizzati dal fatto che non ci tocca o che magari questo esame lo abbiamo già fatto..ma stavolta dall’altra parte non ci sono io ed i timori sono tanti. Se almeno mi fosse concesso di vivere questa attesa in modo sereno, potrei non pensarci, invece il mio uomo sta passando una fase lavorativa diciamo pesantissima, che rasenta il filo del licenziamento. Ci sono cose che si possono tollerare, altre no, e noi lì dentro abbiamo sopportato l’inverosimile senza battere ciglia. Quando si scende nel personale, non si può. Io in realtà non sono una coraggiosa in questo senso, per me il lavoro é sempre stato solo il mezzo che mi permetteva, a fine mese, di prendere dei soldi e spenderli. Avrei quindi optato per sopportare altre cattiverie, invece no, chi mi sta vicino non é più disposto a farlo. Turni cambiati all’ultimo momento, colleghi tenuti a casa per farlo lavorare nel week end ed impedirgli di stare con me, di prendersi una sola giornata di riposo. Soli dieci giorni di ferie concessi, in un anno, a fronte di quasi un mese concesso ad altri dipendenti. Luoghi di lavoro che diventano zone dove esercitare potere, da parte di gente che fuori dal cancello, prende calci in culo a destra e a manca. Il tutto, ovviamente, per uno stipendio a dir poco ridicolo.

Non si può vendere l’anima al diavolo per così poco, non si può sempre chinare la testa. Ovviamente proprio ora che dovrei stare a casa tranquilla e serena, e qui si vede tutto il dolo di gente che purtroppo vive e comanda, quando nel mondo che vorrei, non verrebbe usata nemmeno come pastura per i miei maiali, che io non sono una amante degli animali, ma non sono nemmeno favorevole al loro maltrattamento. Sono almeno tre giorni che ho forti mal di stomaco ed ovviamente non digerisco nulla di quello che mangio. Lo spauracchio di questo licenziamento, delle mie condizioni fisiche, di dover ricominciare da capo tutto, per l’ennesima volta, non mi fa dormire tranquilla. Spero solo che tutto questo finisca, al più presto. L’unica cosa che mi da sollievo é il poter constatare che, quattro anni dopo, io e lui siamo sempre una coppia affiatata e piena di buoni propositi.