Mancano due settimane

La valigia per l’ospedale é ormai pronta da tempo, io un po’ meno. Sono in ansia, terribilmente combattuta tra il voler accelerare la pratica ed il volerla rimandare all’infinito. La mia vita continua tra monitoraggi e flussimetrie, tra visite ginecologiche ed esami del sangue vari, tanti. Pare che mio figlio stia bene e cresca, non proprio come un toro, ma va avanti per la sua strada. Le mie resistenze uterine stanno benissimo, non accennano a diminuire nonostante le punture di Clexane 4000,talvolta ho forti contrazioni ma sono solo preparatorie. Fuori fa freddo, piove, il tempo non mi aiuta a stare calma, mi manda in tilt come questo correttore automatico, che dovrei disattivare ed inventa conversazioni e frasi che io non ho mai nemmeno pensato, ma sono troppo pigra per farlo, quindi continuerò a sclerare in silenzio, come faccio da una vita.

Ho perso anche l’appetito e non ho voglia di bere, vorrei solo svegliarmi un giorno e capire se é vera questa storia che divento madre o se ho sognato tutto quanto e posso rimettermi a dieta per la millesima volta, cercarmi un lavoro, tornare a fare la mia vita di prima. É tutto molto strano, ma forse sono solo io quella che non va in questo periodo. Non ho nemmeno voglia di fare l’albero di Natale. E tra pochi giorni é il primo anniversario della morte di mia nonna e io ancora non ci credo e non lo posso accettare, mi manca, mi mancano anche le sue cattiverie e questo la dice lunga. Mi sa che vado a dormire un po’, sono troppo instabile oggi.

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Nove mesi

La flussimetria non è andata benissimo. Flavio cresce, ma meno di quanto dovrebbe. Sta indietro di un paio di settimane per quanto riguarda la circonferenza addominale, mentre altezza e misura di omero e femore sono perfette per la sua epoca gestazionale. La causa é l’aumento delle mie resistenze uterine, per questo da ieri sera sto facendo delle punture di eparina. Tra due settimane ho una nuova flussimetria di controllo e speriamo di superare il 20 centile attuale. A detta della dottoressa é una situazione recuperabile, a patto che io mangi di più (non me lo aveva mai detto nessuno), beva almeno 3 litri di acqua al giorno e stia a riposo. Dice che nascerà magro, ma grosso il giusto. Se prima avevo fretta di vederlo al mondo, ora spero che rimanga dentro il più a lungo possibile, in modo da potergli fornire tutte le cose di cui ha bisogno, nel modo corretto. Non ho appetito ma mi sforzo di mangiare proteine a più non posso. Non ho sete ma bevo, bevo, bevo…

Lui si muove, singhiozza, da calci, si diverte a palleggiare col mio stomaco, insomma,   è bello vispo. Speriamo bene. Che ansia!!

Saró madre di un figlio maschio

Quando io e lui abbiamo parlato per la prima volta di avere un figlio, é stato naturale pensare che avremmo messo al mondo una bambina. Vengo da una famiglia di sole figlie femmine, cugine femmine, improntata sullo stile matriarcale, a differenza della sua. Avevamo immaginato, forse anche grazie alla nascita di mia nipote Sofia, un mondo tutto rosa, fatto di gonnelline e Barbie, di ciglia lunghe e cerchietti coi pupazzetti. Avevo sognato, appena fatto il test di gravidanza, una batuffolina con gli occhi del suo papà. La avremmo chiamata Aurora, la nostra principessa. E invece, già all’ecografia del Quarto mese, il ginecologo ci disse che, se avesse dovuto scommettere sul sesso, avrebbe puntato sul maschietto. Ricordo di aver commentato, con un filo di delusione, che poteva sbagliarsi, che era presto e che era facile confondersi in quel periodo gestazionale. Non ci stavo, non poteva essere. Doveva essere la mia patatina, per forza. Ovviamente il mese seguente abbiamo avuto la stessa risposta, confermata poi dalla amniocentesi del Dottor Maggi, che ci disse: “ Vi hanno detto che é maschio? Eh direi di sì, ha il pisello!!!”

Non vi dico lo stato d’animo col quale sono tornata a casa, che cozzava terribilmente con quello dei miei, felici come una Pasqua al pensiero di un nipotino maschio nel loro universo fatto di bambole e braccialetti di plastica. E non vi dico nemmeno la battuta sarcastica di mia suocera che invece si è lamentata dell’ennesimo pisello di casa sua. Poi piano a piano abbiamo familiarizzato con l’idea. Ci siamo seduti sul divano e ne abbiamo parlato, a quattro occhi.

“Tu non sei una femmina standard, secondo me è meglio che sia maschio. La avresti privata di tutto il suo lato femminile, saresti stata troppo dura e critica nei suoi confronti. Non hai pazienza per la logorrea femminile, non hai un buon approccio con le donne in genere. Secondo me sarai una ottima madre per nostro figlio”.

Mi sono messa a piangere come una cogliona. Ero tanto spaventata, e forse lo sono anche ora. Non ho la minima idea di cosa significhi essere la madre di un figlio maschio. Non so nulla delle esigenze di un ragazzino, non so nemmeno come reagirò quando dovrò cambiargli il primo pannolino. Come dovrò abbinare i suoi vestiti? Che ne so io dei Lego o dei dinosauri?

Impareró. Impareremo insieme, a stare insieme e a crescere insieme. Non avrò nessuno che mi ruberá le borse e i trucchi, non avrò nessuna che mi costringerà a comprare decine di Barbie e giocare a mamma e figlia. Non avremo nessuna mini cucina in cambretta, nessun piumone rosa coi glitter. Ma avrò un figlio maschio tutto mio. Un topino al quale comprare fucili e macchinette. Un moccioso che si sdraierà sul divano a divorare film horror con suo papà. Un figlio maschio al quale far conoscere Alice Cooper ed i Kiss, un ragazzino da portare allo stadio a vedere l’ A.S. Roma, che magari mi chiederà la mini moto o di accompagnarlo a giocare a rugby. Un figlio che potrebbe somigliare a me, che potrebbe veramente farmi perdere la testa. Lo sento che si muove, che scalcia mentre io sono a letto con una forte pubalgia e passo il tempo a cercare tutine ed accessori per la sua cameretta. Prima mi ha abbracciata e mi ha detto “Ale non vedo l’ora che nasca, questo topino..”

sono scappata in camera per non farmi beccare a piangere come una stupida. Non la so gestire tutta questa felicità ❤️

Otto mesi e tanta paura

Trentadue settimane ed un giorno, per dirla in termini tecnici. Sto bene, ma non benissimo. A dirla tutta sono anche abbastanza agitata ma cerco di non darlo a vedere. La giornata é iniziata in modo fiacco, la notte dormo poco e mi alzo spesso per fare pipì. Mi ritrovo ad essere stanca senza motivo, penso e ripenso che quasi ci siamo, poi mi convinco che manca ancora troppo tempo e che quindi posso stare tranquilla. Invece prima é successa una cosa che mi ha destabilizzata e tutte le mie certezze sono andate a farsi benedire.

Ho avuto delle perdite più abbondanti del solito. Nessun altro sintomo, per carità, ma mi sono guardata intorno ed ho capito che era oggi il giorno buono, non per partorire, ci mancherebbe, ma per iniziare a preparare tutto.

Gia dallo scorso mese ci siamo dedicati all’acquisto di tutine e calzini, più per gioco che per necessità. Era bello entrare nei negozi ed immaginare un bambino nei vestitini che abbiamo comprato. Emozioni bellissime. Ma quattro body e due ghettine non fanno un corredino per l’ospedale. Vogliono cinque cambi, come minimo. Muffole, calzini, giacchini..e forse abbiamo preso cose troppo leggere..e cazzo, non trovò il completino della Primigi azzurro che ci ha regalato tua madre..ma dove sta il pagliaccetto grigio della Coccodé?…Senti ma secondo te posso abbinare questo body celeste con gli orsi ai pantaloni marroni?

Il dramma di dover fare abbinamenti per un neonato, quando a stento hai capito come uscire te di casa senza sembrare una sfollata.

Ho iniziato a preparare le sue cose senza nemmeno avere i sacchetti per metterle dentro. Ho messo a soqquadro quello che prima si chiamava Studio, che ora finalmente sta diventando la sua cameretta, dopo essere stata quella di suo padre, 40 anni fa. Ho rovesciato pile di panni nella sua mini culla da coosleping, che ho finito l’acqua demineralizzata per il ferro e non ho finito di stirare, solo per cercare un paio di ghettine che invece erano nella busta delle mie camicie da notte, che mia madre mi ha regalato, lavato e stirate e che devo mettere nella borsa dell’ospedale. Mi guardo intorno e vedo solo caos, la carrozzina di mia nipote con la copertina nuova celeste, con gli orsi, i pacchi di pannolini forse troppi grandi, un elenco di tutto quello che devo comprare oggi, tassativamente oggi ed ho paura.

Paura di dimenticare qualcosa. Paura che lui non sappia dove cercare quello che ho già comprato e perso in giro per casa. Paura di dover partorire prima del previsto e di non essere in grado. Ho 35 anni e appena ho saputo di essere incinta mi sono messa a piangere perché a novembre non posso andare a vedere Alice Cooper a Milano, chiariamoci. Sarò mai in grado di occuparmi di un esserino piagnucoloso?

E soprattutto, é davvero già arrivato il momento? Lo sento che scalcia, che si muove dentro di me tipo un Alien pronto ad uscire fuori in tempi record, poi mi accarezzo la pancia, penso che sia normale, tutto fottutamente normale, poi boh, panico di nuovo. Non so proprio come gestire questa giornata. Forse arriva un momento di consapevolezza per tutte. Forse é arrivato il mio.

Vado a sistemare le cose di mio figlio Flavio, con la speranza che voglia rimanere dove sta per qualche altra settimana

Toccata e fuga in Toscana

Siamo partiti domenica e tornati ieri pomeriggio, per la festa del paese e per festeggiare il mio compleanno. 35 anni, senza infamia e senza gloria, con un figlio in arrivo ed una situazione lavorativa che va sistemata, al più presto. Sono abbastanza sfasata in questo momento, fatico ancora a realizzare quello che ci sta succedendo e, talvolta, avrei bisogno di maggior supporto da parte del mio uomo, ma anche lui gravita nel limbo e sta abbastanza nervoso, quindi cerco di mostrare una calma che non mi appartiene. Sono abbastanza agitata. Ho paura di andare in ospedale e soprattutto ho paura di gestire il “dopo” con suocera e parenti, che hanno già sciorinato la lista di tutte le cose che devo fare, secondo loro. Non so come togliermeli gentilmente dai coglioni e sarà una questione dura e spinosa. Non voglio gente tra i piedi che violi la mia privacy e che mi spieghi come debba crescere mio figlio. Mi rifiuto anche solo di pensarci, ma so che avrò filo da torcere. In più sono stanca, ho sonno e la pancia pesa.

7 mesi

Sono entrata ufficialmente nel settimo mese. Ho da poco fatto una eco ed il mio pargolo ci ha tenuto a far vedere come si succhia il pollice. Ogni volta é un mix strano di emozioni, siamo lì io e lui, lo vediamo muoversi, siamo entusiasti, ma facciamo fatica a realizzare che tra poco, davvero, diventeremo genitori. Ancora non ci rendiamo effettivamente conto, nemmeno io guardandomi la pancia, anche perché ce la ho avuta molto più grossa di ora, quindi per me rientra tutto nella norma. Eppure abbiamo cambiato i pomelli della scarpiera della sua stanza. Eppure oggi gli ho lavato le prime tutine. Eppure abbiamo già scelto la sua prima culletta (volevo la Next to me della Chicco, poi ho optato per una più solida Lella della Picci). Certe volte mi chiedo come cambierà la nostra vita, da due a tre. Non so immaginare come saremo l’anno prossimo..mi sembra ancora tutto così surreale, eppure non manca tantissimo…

Per il nome, avremmo quasi scelto Flavio, ma anche qui..chissà!

Prego, si accomodi

Settembre é iniziato da poco e, quasi fosse gennaio, ha portato con se una lunga serie di compiti e scadenze da onorare. Fortunatamente, essendo entrambi disoccupati, siamo riusciti a farci tre settimane di ferie nella nostra casetta in Toscana ed abbiamo smaltito un po’ di tensione accumulata in estate. Io sto bene, la pancia cresce, il nanerottolo inizia a muoversi e tutto sembra procedere per il verso giusto.

Pochi giorni fa siamo andati a trovare dei nostri amici che gestiscono una piccola attività nel campo della ristorazione. Hanno un locale nel quartiere adiacente al nostro, molto carino, dove servono cibi semplici ma presentati con grande effetto. A causa di alcuni screzi con dei dipendenti, sono a corto di personale. C’era parecchia gente all’Interno, la banchista non sapeva a chi dare retta e la titolare era presa dallo scarico merci, arrivate proprio nel momento sbagliato. Non so cosa mi sia passato per la testa, ma ho iniziato a far accomodare la gente e a prendere ordinazioni o a suggerire acquisti. Ha funzionato. La fila é stata smaltita con successo, i clienti sono andati via soddisfatti, lei ha tirato un sospiro di sollievo, talmente forte che mi ha chiesto di tornare, di ritornare ancora, possibilmente tutti i giorni. E quindi ora sono impegnata li, mezza giornata perché la pancia pesa e la schiena un pochino fa male, ma ci vado. Ci sto andando per amicizia e per il mio futuro, perché come attività mi piace molto ed ho riscosso parecchio successo tra i clienti affezionati, tant’è che la signora R vuole che le prepari io la merenda, e quella del negozio adiacente, con la scusa di due chiacchiere con la sottoscritta, ormai praticamente fa colazione e pranza in loco, quando prima prendeva un caffè di fretta ed andava via. Ho avuto anche l’ardire di comunicare ad una cliente che era possibile organizzare piccole feste di compleanno, ovviamente con un numero ristretto di invitati e, in sole quattro giornate abbiamo avuto tre prenotazioni. Non lo vorrei dire, ma mi sembra tanto di aver fatto un ottimo lavoro. Ovviamente per ora sto imparando, ma a breve dovremmo parlare in modo costruttivo di futuro e di competenze. Con la titolare c’è feeling, io dispongo, lei prepara. Ci diamo consigli, mi lascia fare, sa che ci so fare coi clienti, anche con quelli maleducati. Ho già messo in riga tutti i mocciosi del quartiere, che entravano correndo ed urlando a chiedere acqua, tra un gioco e l’altro. Ora passano in fila, entrano a bassa voce, chiedono e dicono anche “grazie” e poi mi salutano con un “ciao Crudelia”. Non ci voleva molto. Ieri ho anche insegnato loro a non appoggiare le mani sudate e sporche sul bancone.

“Marco le dita in tasca o finiscono nel barattolo delle cannucce, la ragazza ha appena ripulito il vetro! A bassa voce, bravi, che ci sono tante persone e non dobbiamo disturbare”

“Edo il monopattino mettilo al muro, non per terra, altrimenti poi ci cado sopra e non te lo ricompro, ti avviso”

Le mamme non hanno avuto da ridire, i miei metodi funzionano ed anche bene. Ci so  fare. Riesco a capire con poche parole chi ho davanti e come approcciarmi. So spiegare, so consigliare. Con le dipendenti invece ho avuto qualche screzio, ma ho mostrato di avere ragione e mi é stata accordata da tutti.

Ce ne ho una che mi sta proprio sul gargarozzo. É di quelle che ti devono assolutamente convincere che sia la persona più dolce ed affidabile del pianeta. Una lecchina di prima categoria, amica della titolare. Fa tutto tranne quello che deve fare, celando la sua poca voglia con enormi sorrisi. L’altro giorno mi ha confidato che, visto che a fine mese va via, il suo entusiasmo non é proprio alle stelle.

“Capisci? Un conto è sapere che in un posto rimarrai per molto tempo, ma se sai che mancano tre settimane…più di tanto non rendi. Non riesci proprio mentalmente a partecipare..ci vuole tempo per ambientarsi e sciogliersi..”

“A livello aziendale, quello che farai ad ottobre non è rilevante, cara. Se hai dato disponibilità due mesi, per quel lasso di tempo ti devi impegnare, soprattutto visto che la titolare é una tua amica ed ha investito su di te. Non ti si chiede di fare contabilità ma il minimo sindacale, quello fallo, senza tergiversare, anche perché a fine mese i soldi li pretendi, nonostante lo scarso entusiasmo che ci stai mettendo”

Non ha replicato. Tanto meglio. Tenete le dita incrociate per me, che questo possa essere un nuovo inizio